| Ma a sinistra la prescrizione diventa una mezza condanna |
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| Scritto da Claudio Borghi | |||
| Sabato 27 Febbraio 2010 11:03 | |||
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Vista l’enorme confusione generata dalla sentenza Mills viene quasi da rimpiangere i tempi in cui uno era condannato (e andava in galera) o prosciolto (con tante scuse). Da qualche anno invece si è cercato di inventare la figura del mezzo condannato, del quasi assolto, dell’«archiviato con motivazioni durissime», del «prescritto con accertamento di colpevolezza» e tante altre assurdità che costringono gente, che poco sa di diritto, alla lettura di sconfinate motivazioni di processi dove il giudice dipinge, spesso con prosa traballante, la sua opinione. Oltre a questo poi fioriscono gli sminuzzatori di sentenze alla Travaglio, che pescano dalle motivazioni le frasi che più interessano alla loro tesi e le spacciano per verità assoluta. Facciamo buon viso a cattivo gioco e cerchiamo di mettere qualche punto fermo nel polverone giuridico. 1)Prescritto non vuol dire colpevole. In parole semplici se normalmente un imputato viene condannato solo se a parere del giudice non vi sono dubbi sulla sua colpevolezza, in caso di intervenuta prescrizione questo principio viene ribaltato e la prescrizione prevale a meno che non vi sia una prova positiva di innocenza. Sbaglia quindi chi (come moltissimi quotidiani ieri) dice che la Cassazione ha dichiarato Mills colpevole ma di reato prescritto. La Suprema Corte ha semplicemente rilevato che erano ormai passati dieci anni dal momento dell’eventuale reato e che quindi la questione si chiudeva lì. 2)Non esiste la «prescrizione con accertamento di colpevolezza». 3)Il risarcimento inflitto a Mills non è prova di colpevolezza. 4)Berlusconi non risulta colpevole di alcunché. Ebbene, in effetti converrebbe a volte ragionare un po’ di più con la propria testa e meno con i verbali delle sentenze. Non abbiamo bisogno di un giudice per sapere che l’uomo che ci sta sfilando il portafoglio è un rapinatore o che uno che non era lì al momento del delitto è innocente. In questa strana vicenda avrebbe dovuto aiutarci da subito la logica: è mai possibile che un pagamento di seicentomila dollari che Mills riteneva talmente innocente (un regalo) da scriverci sopra una lettera, sia stato occultato in maniera così machiavellica da non essere mai stato trovato? I soldi non si creano dal niente, se Bernasconi per conto della Fininvest avesse davvero staccato l’assegno a favore dell’avvocato inglese, ci dovrebbe essere traccia in uscita dalle casse della finanziaria. Nulla di nulla. Se non c’è uscita di denaro non c’è né regalo ne corruzione. In un Paese normale Berlusconi potrebbe serenamente rinunciare alla prescrizione e incassare una doverosa assoluzione piena in quanto non esiste la prova di qualsivoglia suo atto illecito. Peccato che giuridicamente parlando la normalità non sia di casa nel Belpaese, quindi se il premier decidesse di tenersi stretta la sua prescrizione sarebbe difficile biasimarlo.
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